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I RAPPORTI DI GREENPEACE
GREENPEACE ITALIA
V.le M. Gelsomini, 28 - 00153
Roma
NUOVE EVIDENZE SUI POSSIBILI RISCHI DERIVANTI DALL'IMPORTAZIONE
NELL'UNIONE EUROPEA DELLA SOIA GENETICAMENTE INGEGNERIZZATA PRODOTTA DALLA
MONSANTO (SRR: Soia Roundup Ready)
Greenpeace, ottobre 1996
1. Effetti sulla salute umana -
presenza di residui di glifosato (erbicida) nei semi di soia per uso alimentare
Nel
valutare i rischi della Soia Roundup Ready (SRR) la Monsanto ha usato il
principio di "sostanziale equivalenza" (vedi Application to the UK
Advisory Committee on Novel Foods and Processes for Review of the Safety of
Glyphosate Tolerant Soybeans by the Agricultural Group of Monsanto Company,
July 27 1994). Questo principio è stato sviluppato dall'OECD ed è basato
sull'assunzione che gli organismi esistenti possono essere usati come base per
un confronto quando si vuole stimare il grado di sicurezza di alimenti
geneticamente ingegnerizzati.
Per
definire la "sostanziale equivalenza" devono essere considerate tutte
le informazioni disponibili su:
-
caratteristiche e composizione dell'organismo non ingegnerizzato;
-
caratteristiche del prodotto del gene inserito artificialmente;
-
caratteristiche e composizione del nuovo organismo creato con l'ingegneria
genetica, incluso il confronto col prodotto (o componente) alimentare non
ingegnerizzato equivalente.
Ma
la valutazione sulla sicurezza della SRR presentata dalla Monsanto non segue
correttamente questo principio. In particolare, la Monsanto ha omesso di
valutare l'influenza sulla composizione dei semi di soia del glifosato (il
principio attivo dell'erbicida "Roundup" cui è resistente la SRR).
Infatti, dopo la richiesta all'UK Advisory Committee on Novel Foods and
Processes, nel 1994, la Monsanto ha presentato negli USA una richiesta
all'Environmental Protection Agency (EPA), perchè si prepari un regolamento che
consenta la presenza di residui di glifosato nella soia, compresi i semi, (PP
4F4369 - Federal Register of February 8, 1995). Così, sebbene la Monsanto si
aspetti che i semi della SRR contengano residui di glifosato questo particolare
è stato del tutto taciuto all'UE, ed escluso dalla valutazione di rischio
presentata nel 1994: "Per focalizzare l'analisi sugli effetti della
proteina introdotta, la soia da cui derivano i semi non è stata trattata con
l'erbicida Roundup" (pag. 10 della richiesta della Monsanto alle autorità
inglesi).
Giacché
ci si può aspettare che la soia SRR venga trattata con il Roundup (prodotto
dalla stessa Monsanto), la presenza di residui di glifosato è rilevante sotto
due aspetti:
- i
residui stessi possono essere tossici, e questo deve essere determinato
dall'Unione Europea prima che sia consentita l'importazione della soia
geneticamente ingegnerizzata;
- a parte la presenza di residui, il glifosato può alterare la composizione
della soia in altri modi. Ad esempio, potrebbe interferire con le vie
metaboliche alterando la composizione del prodotto alimentare. Il glifosato
normalmente agisce bloccando la via dell'acido scichimico che nelle piante è
importante per la produzione degli aminoacidi aromatici. Quet'effetto è
bloccato nella SRR, ma non ci sono dati su quali altri effetti ha il glifosato
sulla pianta (che in questo caso sopravvive al trattamento) e su cosa succede
al glifosato entro le cellule viventi.
Fino
a quando tale informazione non sia disponibile, non è possibile dichiarare che
sia stata mostrata la "sostanziale equivalenza" della SRR con la soia
normale.
2. Effetti sulla salute umana - potenzialità allergeniche
Dopo
che l'UE ha deciso di permettere l'importazione nei Paesi Membri della SRR, è
stato pubblicato uno studio scientifico che sottolinea l'inadeguatezza della
valutazione di rischio presentata dalla Monsanto in relazione alle possibili
allergie causate dai prodotti alimentari derivati dalla SRR. E' stato
dimostrato che le proteine introdotte nei semi di soia (dalla compagnia
Pioneer) trasformati con un gene dalla noce brasiliana causavano reazioni
allergiche in soggetti umani sensibili, allergici alla noce brasiliana,
nonostante ciò fosse stato escluso in precedenza (Nordlee, J A., Taylor, S L.,
Townsend, J A., Thomas, L A and Bush, R K, 1996. Identification of a brazil-nut
allergen in transgenic soybeans. The New England Journal of Medicine 334:
688-692). La scoperta della possibilità di risposta allergica nei semi di soia
ingegnerizzati dalla Pioneer prima del suo uso come alimento per l'uomo è stata
possibile solo grazie ad una coincidenza pressoché unica: l'organismo donatore
del gene, la noce brasiliana, è ben nota per scatenare reazioni allergiche per
cui sono disponibili campioni di siero di soggetti sensibili per effettuare le
prove necessarie. Al contrario, la Monsanto ha molte difficoltà a definire il
potenziale allergenico della SRR perché, contrariamente alla noce brasiliana, i
geni introdotti artificialmente provengono da organismi su cui non si hanno
dati in proposito (Agrobacterium sp., Petunia hybrida). Così la Monsanto ha
usato sistemi assai meno affidabili come il confronto con altri composti
piuttosto che l'uso di dati empirici.
I nuovi dati sui semi di
soia che contengono geni della noce brasiliana implicano che la valutazione del
rischio allergie della SRR dev'essere rivista, in base ad un approccio
precauzionale, prima che la SRR sia immessa sul mercato dell'UE.
3. Impatto sull'ambiente - rischio di invasività della SRR
nel Sud Europa.
La
Monsanto ha richiesto il permesso di immettere la SRR in Inghilterra. Un
aspetto importante delle sue dichiarazioni sulla sicurezza della SRR in merito
al rischio di invasività è stato che "I semi sono molto sensibili al
freddo e quindi raramente sopravvivono all'inverno" (Summary Notification
Information Format for Products Consisting of or Containing GMOs, Part B,
Nature of the GMOs contained in the Product, 22: Information on survival and
factors affecting it). Quest'argomentazione è stata proposta per escludere ogni
rischio che potrebbe insorgere per la dispersione dei semi importati. Non è un
rischio secondario: "Poiché i semi delle colture viaggiano per migliaia di
chilometri tra i mercati dei semi, gli agricoltori e gli impianti di
lavorazione, una perdita nel trasporto è inevitabile - ed è più preoccupante
della diffusione del polline" (Crawley, M, 1996. 'The day of the triffids'
New Scientist 6 July pp 40-41). Poichè la soia è ampiamente capace di
autoimpollinarsi, e dunque non richiede la prossimità di piante compatibili per
la riproduzione, il rischio di invasività dovuto alla dispersione dei semi
durante il trasporto è ancora maggiore.
Mentre
si potrebbe forse arguire che in Inghilterra e nel nord Europa le basse
temperature limiterebbero il rischio di crescita e radicamento di SRR, non è affatto chiaro che cosa succederebbe
nei climi assai più caldi del sud Europa (ove la SRR può comunque circolare).
Prima di consentire
l'importazione nell'UE della SRR devono essere pienamente accertati i rischi
per gli ecosistemi del sud Europa.
Greenpeace International, ottobre 1996