Con
la lotta e non con la concertazione, ancora si può vincere!
Genesi
e cronaca di uno sciopero.
Dal
21 al 29maggio 2001, dopo nove giorni di sciopero ad oltranza, i lavoratori
dell'ARNEG, industria che produce banchi frigoriferi a Campo San Martino di
Padova, hanno vinto la loro battaglia, hanno saputo spezzare le catene della
concertazione.
E'
stato lo sciopero più duro effettuato in provincia di Padova da 10 anni.
Le 485 tute blu dell'Arneg di Marsango hanno
scioperato per tutta la settimana. All'ultimo giorno di sciopero si sono
accodati anche gli impiegati della ditta.
Primariamente i lavoratori chiedevano il
ritiro del licenziamento del collega Carlo Basso, 51 anni, di Arsego, da 20 anni
dipendente dell'Arneg ed invalido al 60%. Carlo Basso, secondo l'azienda di
proprietà delle famiglie Finco, Facco e Marzaro, avrebbe superato il tetto
massimo di giorni di malattia stabilito dal contratto nazionale di categoria.
Inoltre lo sciopero aveva l'obiettivo del
conseguimento di un contratto integrativo, che non veniva stipulato per questi
lavoratori da undici anni, e di ottenere condizioni più vivibili in azienda.
Giovedì 31 maggio, una giovane operaia e un
lavoratore più anziano, in rappresentanza di tutti i loro compagni, sono stati
ospiti della emittente di Padova Radio Cooperativa, nella trasmissione condotta
dal Comitato "Salari e Pensioni", per raccontare la genesi dello
sciopero e i risultati ottenuti.
Lo sciopero ad oltranza era stato generato da
una ritrovata unità fra i lavoratori, esasperati dalla durezza delle condizioni
materiali dentro e fuori la fabbrica, che aveva raggiunto un punto di non
sopportabilità e quindi l'elastico arrogante dei soprusi padronali era stato
teso al massimo e doveva essere rotto.
L'assenza di azione sindacale era manifesta e
anche in presenza dello sciopero ne' la FIM ne' la FIOM hanno fatto nulla per
sensibilizzare e mobilitare i lavoratori delle altre fabbriche a sostegno della
vertenza; solo la RSU ha distribuito volantini nei quartieri e nei posti di
lavoro.
Per ben dieci anni i rapporti sindacali erano
stati di una passiva concertazione, e le trattative per un contratto integrativo
si erano diluite nell'arco di un "Decennio"!
Nel frattempo il potere di acquisto delle
paghe dei lavoratori era diminuito, i ritmi di lavoro aumentati e con questi
anche tutte le forme di flessibilità e precarietà. La flessibilità veniva
imposta senza un corrispettivo, senza oneri per l'azienda, secondo ragioni di
mercato, e a volte per pura volontà di procurare pressione psicologica: i
lavoratori hanno dichiarato che venivano inventati persino turni di
lavoro notturno.
Diffuso era il sistema delle punizioni
morali, psicologiche, materiali e i provvedimenti disciplinari, quasi sempre,
non venivano inviati tramite raccomandata ma presentati pubblicamente di fronte
a testimoni, con modalità umilianti e insopportabili. I rapporti di rispetto in
azienda si erano completamente scollati e quindi era necessaria una azione di
forza.
Per tutti vale questo esempio di assurda
pressione psicologica: un operaio particolarmente combattivo veniva messo a
lavorare ad una trancia, quando anni prima aveva subito dalla taglierina la
mutilazione delle dita di una mano. Azione perversa e crudele!
Gli individui dovevano essere completamente
isolati dai compagni e dai colleghi; i lavoratori dovevano essere ridotti privi
di dignità, senza diritti, non cittadini ma automi e schiavi.
Il "mobbing" diffuso era orientato
anche nei confronti degli impiegati e di qualche dirigente, sottoposti ad
indebite pressioni: si arrivava al punto di sottrarre scrivanie e computers a
questi lavoratori!
La vicenda di Carlo Basso è stata la goccia
che ha fatto traboccare il vaso della sopportazione dei lavoratori.
Il lavoratore Roberto ha dichiarato:" I padroni hanno buttato fuori dalla fabbrica il nostro collega spesso
ammalato perché lo considerano poco produttivo. Sanno benissimo che Basso deve
restare spesso a casa per curare le sue gravi ernie al disco e gli altri
problemi alla colonna vertebrale. E in azienda veniva messo spesso a trasportare
pesi. Lo hanno licenziato con
l'inganno. Solo poco tempo prima il direttore del personale Marco Bertuani gli
aveva detto che non c'erano problemi nella contabilità dei giorni di malattia
rispetto alle normative in vigore."
Per queste ragioni i lavoratori si sono
riuniti in assemblea di 2 ore in sala mensa, e l'assemblea è stata trasformata
in assemblea permanente con la dichiarazione dello sciopero ad oltranza, con il
conseguente blocco del magazzino spedizioni, che è diventato la nuova sede
dell'assemblea dei lavoratori.
I sindacati si facevano portavoce degli interessi padronali: prima lo
sciopero deve cessare e poi possono iniziare le trattative. L'azienda perde un
miliardo al giorno con il blocco delle attività!
Salve di fischi accompagnavano la richiesta e i sindacalisti venivano
invitati a sgombrare la testa dalle pratiche concertative e a far riemergere la
loro vera anima sindacale.
E così, nella notte fra il 29 e il 30 maggio
le trattative hanno portato alla vittoria degli scioperanti.
·
La questione di Carlo Basso, con il consenso
dello stesso, veniva demandata al Tribunale, con le garanzie assolute degli
avvocati del sindacato di un sicuro rientro: una sentenza legale avrebbe
assicurato per sempre il lavoratore in questione. Gli operai, comunque,
avrebbero continuato la loro azione di vigilanza e di sostegno del loro
compagno.
·
Le ore di sciopero venivano pagate con un assegno di L.700.000, diviso in due trance. Così l'azienda
riconosceva di aver prodotto le cause dello sciopero!
·
Il premio di risultato, oggetto di trattative
sindacali di un decennio, era conseguito nella misura media di L.1.600.000
annue.
·
Veniva ottenuto un allargamento del lavoro
part-time al 6%, che nel contratto nazionale è previsto al 2%, 3% per gli
operai e 3% per gli impiegati. Questo comporterà l'inserimento in fabbrica di
forze di lavoro femminili e ai lavoratori studenti di portare a buon fine gli
studi. Gli studenti lavoratori venivano ostacolati, e spesso venivano loro
imposti turni di lavori incompatibili con le attività di studio.
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Veniva riaperta la trattativa per la
conduzione e la gestione dello spaccio aziendale.
·
Veniva ottenuta la gestione di un locale per
il Consiglio di Fabbrica, attrezzato di telefono, fax, fotocopiatrice e
computer.
I lavoratori esprimevano tutta la loro
soddisfazione e la felicità di aver conseguito il risultato complessivamente
positivo, dopo tante umiliazioni, grazie al ritrovato spirito di unità
combattiva e
dichiaravano l'esigenza di un coordinamento
fattivo fra i Consigli di Fabbrica nel territorio e le forze sindacali liberate
dalla pratica concertativa.
Durante la trasmissione sono intervenuti
molti ascoltatori, che con interventi specifici e qualificati, hanno dimostrato
di ben capire le motivazioni della lotta e le ragioni di uno sciopero così
deciso e duro.
Ai lavoratori, al termine della trasmissione,
venivano consegnati i tanti attestati di solidarietà giunti da tutta Italia da
organizzazioni sindacali di base e da tanti esponenti del mondo del lavoro, per
mezzo dei contatti nella rete Internet messi in atto da Meri, segretaria del
circolo di Rifondazione Comunista di Padova "K.Marx", e dai compagni
di Soccorso Popolare di Padova.
Gli attestati sarebbero stati esposti nella
bacheca della fabbrica.
Per ultimo bisogna sottolineare la grande
sensibilità dei compagni del Comitato Salari e Pensioni di Radio Cooperativa di
Padova, Alfredo, Enzo e Severino, che hanno appoggiato e ben divulgato l'azione
dello sciopero all'ARNEG con la loro trasmissione, dando voce pubblica ai
lavoratori, cosa che ha sempre caratterizzato questo Comitato da tanto tempo.
Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova
2 Giugno 2001