Traduciamo dal francese la scheda sulla Danone apparsa su
L’Humanité del due aprile del 2001 e così scopriamo che il principale padrone
della multinazionale è la famiglia Agnelli. Questa multinazionale, la seconda dell’agroalimentare
dopo la Nestlè si sta specializzando ultimamente nella corsa planetaria alle
riserve idriche. Documenteremo in altre schede quest’aspetto. Per ora diamo uno
sguardo all’assetto proprietario (p.soccorsopopolare fausto)
DANONE
SCHEDA INFORMATIVA
Chi sono i padroni?? Perché licenziano??
A chi rende il nuovo modello di
crescita di Danone, tanto vantato dal suo direttore Franck (detto più
famigliarmente Franckestain) Riboud? Ai
suoi azionisti senza alcun dubbio. Essi hanno potuto godere, nel corso del
2000, di un aumento degli utili delle loro azioni del 17%. Dai 100 euri per
azione del 1997 si è passati ad oltre 140 euri.
Chi sono i proprietari del
gruppo?? La struttura del capitale di caratterizza per la sua importante
internazionalizzazione: sul 60% dei fondi detenuti da investitori istituzionali
(banche, fondi pensioni, assicurazioni) solo il 18 % sono francesi. Investitori
inglesi hanno il 13%, lò11% è americano. Al di fuori degli investitori
istituzionali, la struttura del capitale si caratterizza per il ruolo
significativo giocato dagli azionisti individuali (18%) e per gli azionisti salariati dell’impresa
(9%). Ma dietro François Riboud, che detiene più di 100.000 azioni due
azionisti membri del Consiglio di Amministrazione giocano un ruolo chiave in
seno al gruppo: la banca Lazard e il suo patron Michel David-Well, attraverso
la sua holding Eurafrance, ma ugualmente la potente famiglia Agnelli (Fiat)
attraverso le sue società Worms& Cie e Findim.
Fino al 1 marzo Eurofrance
possedeva il 6,6 del capitale. Abbassando la sua partecipazione al 4% del
capitale, Michel David-Weil, un parente di Franc Riboud, è passato sotto il
livello di partecipazione della famiglia Agnelli, oramai prima azionista col
6,52%.
Questa ricomposizione ha pesato
sulle decisioni di licenziamento prese da Riboud? Agnelli si era già
chiaramente espresso in una situazione simile, riguardante il club Mediterranée,
ed aveva imposto il suo punto di vista.Quali saranno le conseguenze sulla
politica del gruppo? In un contesto di corsa sfrenata al maggior profitto
caratteristico della gestione dei gruppi internazionali, i risultati del
gruppo, apparentemente spettacolari, non sarebbero sufficienti a soddisfare le
attese dei grandi investitori. Termine di paragone, in questo caso, è la
Nestlé, il grande concorrente di danone, il numero uno dell’agroalimentare (La
Danone essendo il numero due). Il numero uno surclassa coll’aumento d3egli
utili al 22% il numero due (solo + 5,7%). In questo contesto certi commentatori
e analisti vedono gia “delicata” la posizione di Riboud. Tutti questi elementi
sembrano ben collegati al piano di ristrutturazione della branca biscotti,
ufficialmente presentato come “progetto per la riorganizzazione industriale per
la salvaguardia della competitività in Europa” e ufficiosamente messo in atto
per migliorare la competitività del polo
David
Bronstein-2 aprile 2001